
adattava le strisce del Sergente Kirk per la pubblicazione sulla rivista omonima italiana edita da Ivaldi nel 1967.
Nonostante abbia legato il suo nome al lavoro col Maestro di
Malamocco, ha anche realizzato fumetti propri, come le storie autoconclusive di
fantascienza pubblicate da Il Mago e
i volumi di Le Fanfaron (conosciuto
in Italia come Il Millantatore) e Dick Turpin. Ha collaborato con
l’Aeronautica Militare Italiana e ha riesumato un personaggio che Pratt fece
comparire nella collana Un Uomo
Un’Avventura: “l’uomo dei Caraibi” Sven.
Più di recente ha intensificato la sua collaborazione con le
edizioni Segni d’Autore per cui ha realizzato vari libri (non solo a fumetti)
dai temi spesso vicini a quelli del maestro Pratt.

Lei è stato un collaboratore
storico di Hugo Pratt, come lo aveva conosciuto?
Eravamo entrambi di Venezia e ci presentò una comune amica, Lilli,
all’epoca in cui Pratt era appena tornato a Venezia.
Quindi era il periodo
immediatamente successivo all’esperienza argentina di Pratt.
Non proprio: dall’Argentina era già passato in Inghilterra, oltre
ovviamente a girare il mondo. A quei tempi in Argentina non era più conveniente
economicamente lavorare.
Corto Maltese era già stato creato qualche tempo prima sulla
rivista Kirk di Ivaldi (poi lo
presentarono anche su Il Corriere dei
Piccoli) e cominciava ad avere successo e dare i suoi frutti soprattutto
grazie alla pubblicazione in Francia.
Io mi formai alla sua scuola, perché fu una vera e propria
scuola: io facevo delle tavole e lui me le correggeva; poi periodicamente lo
incontravo per fargli vedere i miei progressi. Lui all’epoca girava spesso,
doveva andare alla redazione del Corriere
dei Piccoli a Milano, ma avendo sua madre ancora qui a Venezia ci tornava
sempre periodicamente.
Finché un giorno mi disse che se avessi portato le mie
tavole a Milano sicuramente mi avrebbero pubblicato, e così iniziò la mia
carriera con la pubblicazione di alcune storie di fantascienza su Il Mago. Era l’epoca delle riviste di
fumetto d’Autore, un periodo straordinario.
Operativamente come
veniva gestito il lavoro di squadra? C’era Pratt che faceva la striscia e poi
Lei e Guido Fuga inserivate i vostri elementi di competenza oppure lavoravate
in un altro modo?
Arrivò il momento in cui Pratt era un po’ indietro con le
consegne e quindi mi chiese se potevo dargli una mano sugli Scorpioni del Deserto, e così mi diede
alcune strisce per finirle più velocemente. Ci dava le strisce da finire, noi
intervenivamo in quella fase. Guido Fuga faceva i mezzi tecnici: i treni, gli
aerei…
Agli inizi io mi occupavo principalmente dei dettagli, ad
esempio inchiostravo le dune sullo sfondo.
Pratt mi diceva “Non faccia questo stile, ricorda troppo il
mio” e infatti la più grande soddisfazione è stata quando Pratt mi disse che in
Francia non erano riusciti a distinguere le parti del fumetto che aveva fatto
lui da quelle che avevo fatto io! D’altra parte lui stesso a volte rivedendo i
suoi fumetti non si ricordava cosa aveva fatto lui e cosa io.
Comunque nella Sua
opera non c’è solo questa “imitazione” di Pratt, perché anche nei Suoi lavori realizzati
da solo riaffiorano sempre delle tematiche comuni: i mari del Sud, l’America di
fine ’700 con Deerfield, le fiabe
irlandesi…
Sì, avevamo queste tematiche comuni, e penso che sia anche
per questo che ho lavorato tanto con lui, prendendomi a lavorare con sé. Fu con
La casa dorata di Samarcanda che i
miei interventi si fecero più importanti.
Mi ricordo il cavallo
della carica di Chevket, ad esempio.
Certo, i cavalli (mentre Guido Fuga come dicevo si occupava
dei mezzi tecnici) ma ad esempio io disegnai anche i soldati russi sullo
sfondo, oppure lo stesso Corto Maltese: lo disegnavo fino alle spalle o fino al
collo e poi lo finiva Pratt.

Sì, certo. Alcuni sono anche realizzati bene. Pellejero,
poi, è mio amico. Ma forse, oltre al fatto che Corto nella neve è un po’ fuori
posto, manca proprio l’“anima” di Pratt. Perché lui l’avventura l’aveva vissuta
veramente, almeno quel poco di avventura che si poteva vivere ancora all’epoca;
in Africa, in Sud America…
In una illustrazione che feci per la mostra celebrativa di
Pratt dopo la sua morte disegnai proprio un Corto Maltese senza testa, o per
essere più precisi senza i dettagli del volto, proprio per esprimere l’idea che
chiunque lo avrebbe fatto dopo Pratt, ne avrebbe fatto un personaggio diverso.
Io e Fuga ci siamo sentiti veramente orfani dopo la
scomparsa di Hugo.
A Palmanova presenterà qualche volume nuovo?
Ci saranno i libri editi da Segni d’Autore, inoltre è
probabile che riusciremo a pubblicare in tempo la raccolta delle mie storie di
fantascienza. E sarò presente per fare le dediche.
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